17 maggio 2007

Cunnilingusville



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Augusten Burroughs

CUNNILINGUSVILLE

Strade Blu - Mondadori, 2007

 

 

Non fatevi ingannare dal titolo, Cunnilingusville, scelta dell’editor italiano a mio parere accattivante solo nelle intenzioni e assolutamente fuori luogo, dato che, per inciso, l’autore è gay.

Il titolo originale, Magical Thinking, allude a quella vaga suggestione mentale che talvolta, con la propria forza ( e soprattutto con il nostro fervente desiderio),  agirebbe sulla materia cambiandone in modo “magico” le regole che le sovrintendono così da mutare per una volta, per quella vitale, fondamentale volta, il regolare corso del destino.

L’autore di questa raccolta di mini-racconti autobiografici, Augusten Burroughs, ci informa di esservi ricorso spesso, utilizzando il pensiero magico come una sorta di mantra, di antidoto mentale all’avvelenamento della vita che, nel suo caso, più che avventurosa potrebbe definirsi tragicomica con lieto fine.

A cosa gli sia successo di così strano allude qua e la, tra le righe, mai melenso o sentimentale, piuttosto crudo, a volte brutale e secco, ma sempre così piacevolmente acuto, ironico, brillante, divertente. Un David Sedaris con una materia più ricca a cui attingere, con una scrittura più profonda e tormentata, più intensa. Ciò che ci racconta spazia dalle relazioni con i suoi uomini, dagli incontri occasionali nei bar a quelli con i vari fidanzati, al suo lavoro creativo di successo per la pubblicità, a vari eventi resi accattivanti e irresistibili dal suo modo unico di raccontare, come ad esempio Debby, la donna delle pulizie che si infiltra nella sua vita come un navigato agente della Cia, o del topo clandestino, o del viaggio nella terra degli Amish.

Sarcastico e originale, un duro dal cuore tenero nonostante tutto, tanto più amabile quanto più è cattivo, umile o snob all’occorrenza, umorale e contraddittorio, di una vitalità davvero eccezionale.

Un auto-personaggio, creatosi sulla carta dalle proprie ceneri nella vita reale, irresistibile.