20 giugno 2005

Strega



Il viaggio della strega bambina
di Celia Rees

Mary ha un destino designato di strega, a cui non può sottrarsi.
Una nonna condannata al patibolo per stregoneria. Una madre incontrata un'unica volta, che nasconde un passato oscuro. La necessità di fuggire per sottrarsi alla persecuzione. I poteri della mente da reprimere anche con se stessa. Ma soprattutto, ciò che più la condanna in quanto strega, è l'aver vissuto con una mente curiosa e aperta, in una quotidianità semplice ma onesta, priva di ossessioni religiose, di falsi pudori e di costrizioni ideologiche. Quasi utopico oggi, impensabile nel 1600.
Storia di una suspence annunciata, di un virus letale sempre in agguato, che si insinua nelle menti, serpeggia sibilante nelle parole, contagia gli sguardi delle persone. Mellifluo e micidiale, avanza lentamente ma inesorabile, alimentando il seme del sospetto. Ora dopo ora il cerchio si stringe intorno a lei, costringendola a fuggire qui e altrove, sempre.
Quanto più Mary si sforza di non lasciare trapelare pensieri e riflessioni, opinioni e men che meno desideri, i seguaci dell'invidia, repressi da un mondo di costrizioni, scrutano il pozzo in fondo ai suoi sguardi, avidi di riconoscere i propri peccati desiderati, frementi di additarli, impazienti di goderne la pubblica gogna.
L'autrice ha il merito di evocare le sublimi atmosfere de "La lettera scarlatta" di N.Hawtorne, di farci sentire normali nella terra dell'assurdo, di farci sentire colpevoli di ciò che percepiamo come naturale ed ovvio, di farci boccheggiare in un mondo privato di ossigeno.
Storia di una tristemente nota persecuzione delle libertà personali, in nome della liberazione dal maligno.
Per non dimenticare le migliaia di donne che ancora oggi vengono torturate e uccise per stregoneria.

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16 giugno 2005

Venere e Marte


Sono una donna.
Come se non bastasse, rientro nella categoria delle Sensibili, cioè di quelle donne con un corredo genetico da disagio sociale: ingenuità, candore, bontà d'animo, generosità, fiducia nel prossimo, entusiasmo, disponibilità, gentilezza, romanticismo e via di questo passo.
Il mio radar è sempre sintonizzato su un'altra lunghezza d'onda, e le sfighe, di solito, non le sento arrivare, ma andare via. Mi consolo riempiendo la mia vita di Umanesimo: persone, arte, libri, progetti, qualche pensata creativa e la perenne voglia di andare, fare e disfare. Se non fosse che spesso la pigrizia prende il sopravvento e mi tiene avvinta ai cuscini, sarei un'instancabile esploratrice.
Il mio cruccio più grande sono gli uomini. Negli ultimi decenni la scienza ha contribuito a fare luce su alcuni loro rebus comportamentali, liberando le donne dal timore di essere il sesso debole.
Così abbiamo imparato che l'uomo si rifugia nella caverna quando ha un problema e non sa come risolverlo, che non riesce a fare più di una cosa contemporaneamente, che deve guadagnare più della propria donna. Che il trucco sta nel fargli credere di avere il controllo, di lasciargli guidare il carrello al supermercato e di non dargli indicazioni in macchina. Che non concepisce che si possa parlare di qualcosa senza che se ne cerchi la Soluzione, che si possa parlare di emozioni, che si possa parlare per il piacere di farlo.
Svelato l'arcano, fortissima la delusione di un uomo denudato.......ma quanto sexy.
Non riesco a fare a meno di desiderarlo, e non solo fisicamente. Per quanto contrario all'evidenza, trovo l'uomo interessante, mentalmente attraente. Che ci sia qualche endorfina ad hoc nel cervello femminile? Ho il sospetto che possa trattarsi della versione evoluta dell'ormai noioso principe azzurro (e della scarpetta di cenerentola): l'uomo che ci faccia vedere il mondo con i propri occhi. Sarebbe a dire un viaggio virtuale in un mondo dove saremmo un dio.

Ondina




Sono un uomo...
...e non si intenda un uomo qualsiasi, beninteso. Sono uno splendido quarantenne e il vero divertimento comincia ora. Amo vivere alla giornata, organizzare viaggi e fare baldoria con gli amici. Ogni tanto tocca pure sporcarsi le mani e lavoricchiare un po', ma anche questa incombenza può avere i suoi vantaggi.
Le donne? Io adoro le donne. Così sensuali ed incostanti, vorrei averle tutte quante...A chi mi chiede se le capisco, rispondo che la domanda non ha senso. Ciò che si ama non va capito. Al massimo va gestito, quindi attenzione. Le donne sono una merce che va trattata con cautela: preziosa, ma pericolosa. Per ottenere ciò che desiderano, sono disposte a qualunque cosa, e in questo sta parte del loro fascino. Sanno fare leva sui nostri istinti e i nostri bisogni, manipolandoci come pupazzi se gli lasciamo troppo spazio. Sono come splendidi felini da domare, a cui far capire chi comanda. A loro piace l'uomo di polso: se ci si sa imporre, allora ti adorano e non vorrebbero più lasciarti andare. Ognuna di loro è un frutto succoso e dolce, ognuna di loro possiede qualcosa da scoprire, la donna non interessante non esiste.
Una donna come compagna? E chi è tanto suonato da riporre fiducia completa in una donna? Ella è come il serpente: seducente, ma micidiale.
La vita senza le donne è inconcepibile. Come scrisse il mio compatriota e sagace Aristofane: "Le donne? Impossibile vivere con loro, o senza di loro".

Ulisse

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14 giugno 2005

Lo strano caso


Storia di un ragazzo strano, molto strano, praticamente anormale.
Christopher abita in una piccola cittadina inglese, studia in una classe speciale, ha uno psicologo di sostegno, un topolino domestico e una famiglia mediamente sfasciata. Però detesta il giallo e il marrone, non mangia né tocca nulla che sia di questi colori. Si mette a urlare se qualcuno lo sfiora, non gli piace essere toccato. Non si reca in luoghi che non conosce e i suoi comportamenti riflettono schemi che non desidera cambiare. Decide il grado di positività di una giornata dal numero di automobili rosse che per combinazione si ritrovano in fila sulla strada, osservandole dal pulmino della scuola. Trova complicato capire le espressioni del viso degli altri, o le sfumature nella voce. Però è un genio in matematica, adora la logica, il cane Wellington, i gialli e l'investigazione deduttiva di Sherlock Holmes.
Storia di un handicap, storia di un ragazzo autistico. Davvero?
Chi o cosa è normale o non lo è? Io, per esempio, detesto il verde. Non ho nemmeno una sciarpina di questo colore, non mi piace nei vestiti, negli arredi e nell'arte. Lo tollero solo in natura, ma non deve trattarsi di un verde qualsiasi. Passi il verde smeraldo e il verde acqua (ma questo lo considero praticamente un azzurro). Orrore se si tratta di verde bosco, verde bottiglia, verde militare, verde pisello e verde acido. Lo associo al verde vomito. Mi considerate ancora normale? Ricordo che la sorella dell'amica di un'amica conosciuta all'università, vestisse solo e unicamente di verde. Stranina, no?
Non mi metto a urlare, perché, dote o difetto non si sa, ho un carattere tollerante, ma nemmeno io amo essere toccata dagli estranei. Evito gli autobus e la metropolitana, se posso, proprio a questo scopo. La gente che ti sfiora, si struscia... ti camminerebbe sopra se potesse, dannazione.....a volte mi viene voglia di sparargli! Anormalità?
Ognuno, poi, ha il proprio metodo per ingraziarsi la sorte all'inizio di ogni nuova giornata. Come alzarsi sempre con lo stesso piede, credere all'oroscopo, camminare solo sulle mattonelle dispari ed evitare il portajella del secondo piano.
Datemi retta, Christopher è meno problematico di noi. Leggete della sua particolarissima indagine sull'uccisione di Wellington, vi divertirete un sacco, e forse imparerete anche qualcosa.



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09 giugno 2005

Toccare

 

Ci avete mai pensato?
Toccare le cose, gli oggetti, noi stessi, gli altri...toccando si conosce il mondo, e si impara ad amarlo. L'esperienza tattile, e il piacere che ne deriva, è fondamentale nella formazione del nostro Io corporeo e nella percezione di ciò che è esterno al Sé. Possiamo tranquillamente affermare che il tocco è un mezzo di comunicazione efficace almeno quanto la parola, se non di più.
Tutto questo spazio alla comunicazione (non verbale, in questo caso): ne siamo consapevoli?
Ogni specie, durante la sua evoluzione, ha sviluppato una caratteristica in modo preponderante rispetto alle altre: ad esempio, il canguro il marsupio e la capacità di saltare molto in alto, la giraffa l'altezza con il suo collo lunghissimo, e così via per ciascuna specie. E l'uomo? L'intelligenza (o la superbia, a seconda del punto di vista!), verrebbe subito da pensare. Macchè. L'inventiva, la manualità, la capacità di adattamento....Nemmeno. In realtà la specie uomo si è specializzata nella socialità. Citando Aristotele, l'uomo è un animale sociale. Come dire che nel nostro Dna fortissimo è l'istinto a stare insieme (con tutto ciò che questo comporta, ovviamente).
Toccare e toccarsi è quindi qualcosa che fa parte di noi dalla notte dei tempi. Un istinto purissimo.
Secondo J.Greenberg, che ha condotto studi su genetica, popoli e lingue, esiste almeno un etimo comune a tutte le lingue del mondo, e quindi, presumibilmente, risale all'origine dell'homo sapiens: l'etimo tik, con un significato che varia da dito/mano a uno (variazione comprensibile, dal momento che associamo il dito al concetto di unità). In latino abbiamo tangere, da cui tactus, ciò che si è toccato, il tatto, e da qui l'italiano, ma c'è anche digitus e digitare.
Lasciando il piano scientifico per tornare a quello squisitamente letterario, vi riporto un brano tratto da "La famiglia Winshaw" di Jonathan Coe. Sentite sulla pelle che effetto vi fa.....
George Brunwin."Anche se non l'aveva mai veramente razionalizzata, una delle sue convinzioni più profonde era che una vita priva di effusioni fisiche quasi non valeva la pena di essere vissuta. Sua madre era stata un vero talento nel toccare, coccolare, fasciare e vezzeggiare; nello scompigliare i capelli, nel dar pacche affettuose sul sederino, nel ninnare sulle ginocchia. Persino suo padre non era stato insensibile, all'occasione, alla ferma stretta di mano o all'abbraccio virile. George era cresciuto nella convinzione che queste piacevoli collisioni, queste manifestazioni di spontanea intimità fisica fossero la vera sostanza dei rapporti d'amore."

Ondina del mare

Ondina del mare

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05 giugno 2005

Omero, Iliade


Ho scelto, per cominciare, un libro che parla (anche) di me, in primo luogo perché sono un insaziabile vanaglorioso, e poi perché l'argomento è decisamente attuale, anche se sarebbe più corretto dire che di moda non è mai passato: la guerra.

Alessandro Baricco
"Omero, Iliade"
Feltrinelli, Milano 2004

La storia riportata altro non è che la ben nota Iliade di Omero.
A questo punto vi leggo nel pensiero. So che a questa notizia state già associando con orrore un'immagine apocalittica di grossi tomi polverosi che vi inseguono, scritti in chissà quale lingua morta e sepolta, noiosi e indecifrabili, di cui peraltro non ricordate nulla se non la mia trovata del cavallo di Troia.
Fidatevi del vostro capitano: si tratta di sole 150 paginette circa, e mi scusi l'autore se sto, apparentemente, banalizzando la sua opera. Tributi e onore a Baricco. Ha avuto e realizzato un'idea intelligente, utile e straordinariamente efficace. Ha cioè reso fruibile A TUTTI una parte fondamentale della nostra cultura, la nostra prima grande storia raccontata, il cui abito era diventato, inevitabilmente, demodè.
L'inizio della letteratura occidentale ci vede e ci racconta come uomini in guerra, ma, se avrete la curiosità di leggere il libro, vi accorgerete che si tratta di una guerra che anela, si ispira, combatte e ritorna, sempre alla pace. La guerra come bellezza, eroismo, destino e nel contempo come nostalgia di pace, bella e dannata.
Baricco, grande maestro della parola, rende nell'Iliade la Storia, quell'insieme di elementi eterogenei che forma un tutto, restituendo al lettore inconsapevole tutto lo spirito della civiltà che portiamo, stratificata in profondità, nella nostra vita moderna.
Per noi Greci antichi i valori erano molti, ma su tutti governava il concetto di metron, cioè misura, inteso come equilibrio. Ogni elemento contiene in sé il proprio contrario, e da questo deve essere bilanciato. Lo squilibrio, in positivo o in negativo, produce come effetto un altro squilibrio che tende a neutralizzarlo.
Per fare un esempio, pensiamo al mio giovane amico Achille: egli è dotato di una forza straordinaria - cioè extra ordinarium, fuori dalla norma. Questo disequilibrio è pareggiato proprio da un punto debole, il leggendario tallone, straordinariamente debole. Questa è una metafora di come le cose vanno nella vita che noi ragazzini di allora apprendevamo a scuola. E cosi' la guerra contiene in sé la pace, il sangue le lacrime, la fama la rinuncia, l'onore la vergogna, la violenza la compassione, i vincitori i vinti, come elementi inscindibili.
Baricco mette in risalto questo aspetto in chiave moderna, nel commento impareggiabile che appone a conclusione della storia, dove ci invita a interrogarci sul modo in cui oggi consideriamo la guerra, se non dovremmo forse porci di fronte ad essa come facevamo allora, disincantati, onesti e più consapevoli.
Dovremmo avere il coraggio di ammettere che l'idea della guerra, come tutte le cose forti, esercita su di noi una forte attrazione. Ci piace. Siamo come falene attirate dall'illusione delle emozioni intense, idealizziamo romanticamente un palcoscenico di eroismo e coraggio e false buone intenzioni. E' solo da questa ammissione che può nascere una riflessione consapevole sulla pace
Per tornare al piano della lettura, sappiate che il linguaggio è reso in modo semplificato rispetto all'originale, ma conserva la struttura della grande epica che, vi assicuro, vi farà commuovere, come mi sono commosso io, che pure non sono una donnicciola. Se siete degli amanti dell'immedesimazione, non rimarrete delusi, perché la storia è raccontata a episodi, ciascuno da un personaggio diverso. Il testo è sì stato "manomesso", ma i puristi non potranno eccepire, perché la traduzione migliore è quella che traduce il senso profondo che sta dietro alle parole.
Un esempio: pag.67
            Achille. "È a casa che voglio andare, è lì che voglio tornare, a godere in pace di ciò che è mio, con una donna al fianco, una sposa. Per quanto immense, tutte le ricchezze che Troia nasconde dietro le sue mura non valgono quel che vale la vita. Si possono rubare buoi, e grasse pecore, ci si può riempire di cavalli e tripodi preziosi, comprandoli con l'oro:ma la vita non puoi rapirla, non puoi comprarla. Ti esce dalla gola, e non torna più indietro. Mia madre, un giorno, mi ha detto quale sarà il mio destino: se rimarrò qui, a battermi sotto le mura di Troia, non farò più ritorno, ma eterna sarà la mia gloria; e se invece tornerò a casa, nella mia terra, per me non ci sarà gloria, ma avrò lunga vita prima che la morte, camminando lentamente, mi raggiunga. Lo dico anche a voi: tornate a casa. Noi non vedremo mai la fine di Troia.

Certo di lasciarvi in buona compagnia, sarei onorato di conoscere le vostre impressioni.
Il vostro Ulisse.

17:15 Scritto da: ondina_delmare in Sapere e Libri | Link permanente | Commenti (1) | Segnala | OKNOtizie |  Facebook

Presentazione

Cari compagni di avventura, mi presento:il mio nome è Ulisse, ma in circostanze particolari sono Nessuno.
Per chi non avesse mai sentito parlare di me, ecco un resoconto breve della mia natura: l'ambiguità è la mia arte, sono un camaleonte con un karma di alterne fortune.
Amo i piaceri della vita, il vino, le donne, le avventure, ma il piacere per me più grande, dono superbo degli dei, è la parola. Chi mi conosce, mi dice furbo e scaltro, bugiardo e doppio, ma il mio fine non sono né fama, né ricchezze, né potere. Queste cose le lascio agli sciocchi. Io ricerco la conoscenza.
Un dio capriccioso mi inflisse come destino un viaggio senza ritorno, pensando, stolto, di farmi un torto.
Sono un incostante, un senza pace, uno senza più patria, né famiglia, né amici, ma ovunque io vada, porto con me doni meravigliosi.
Seguitemi, dunque, sulla mia nave, se non siete pavidi e il viaggio della mente vi intriga.
Lasciate a terra inutili zavorre. Portate con voi soltanto occhi arguti e orecchie attente. Lasciatevi guidare e non ve ne pentirete, e se quello che temete sono le sirene fatali, non abbiate timore, a loro penserò io.

11:52 Scritto da: ondina_delmare in Sapere e Libri | Link permanente | Commenti (4) | Segnala | OKNOtizie |  Facebook