19 maggio 2008
Gomorra
In questi giorni è uscito nelle sale il film Gomorra, tratto dal saggio di Roberto Saviano. Vi ripropongo la recensione del libro, per chi volesse leggerlo....
Noi Italiani siamo abituati ad avere familiarità con fenomeni storici complessi come la Mafia e la Camorra attraverso l’occhio mediatico, attraverso il cinema: un’etica malavitosa resa cult in film amercani di successo, dove il boss mostra un’immagine trendy, veste griffato, fa la bella vita e, infine, muore da eroe.
Nella realtà della finzione rimaniamo affascinati da un’immagine sfolgorante di potere che rivestiamo di luci virtuali e collochiamo lontano, in un olimpo hollywoodiano che ci rende assurdamente orgogliosi di una notorietà riflessa. La Mafia, la Camorra, non le sentiamo davvero a casa nostra, come una reale, continua emorragia di sangue, risorse, dignità…bensì come fenomeno di costume, caratteristico ed endemico, un souvenir come le gondole e il mandolino.
La prima cosa sconcertante è che loro per primi, i boss, hanno preso a modello le loro controfigure cinematrografiche, copiandone soggetti, atteggiamenti, tic, manie, e addirittura interi set. La seconda cosa è che a darci qualche spiegazione, a farci un’amara lezione sulla materia, a ragguagliarci sul come vanno le cose oggi, è un ragazzo del popolo napoletano, Roberto Saviano, armato di un coraggio davvero estremo. Con le sole armi della propria intelligenza, di occhi e orecchie sempre all’erta e dell’impossibilità di conciliare resa e destino, si è alzato contro i giganti del business e della morte. Se non fosse tragico, sarebbe comico.
I contenuti di questo libro-inchiesta sono sconvolgenti e scioccanti. Nessuna finzione o iperbole, nessun trucco o esagerazione. Un libro sulla Camorra, su una realtà che nessuno vuole ammettere, una cruda ed agghiacciante verità.
Tanto per cominciare, la “Camorra”non è più la Camorra: nessuno usa più questo termine desueto. Ora si chiama “Il Sistema”, una parola semplice ma di effetto, che definisce in modo preciso e perfetto quello di cui parliamo: un sistema economico fluido e allo stesso tempo complesso, un apparato organizzativo imponente e ramificato come uno stato, interculturale, transetnico, che impiega capitali economici ingenti, che utilizza tecnologie moderne, mantiene il controllo in modo militare e, sfruttando allo stesso modo droga, armi, commercio e persone, realizza utili da capogiro.
Uno stato di violenza e profitti che non ha lo Stato contro, bensì entrambi traggono benefici dalla comune e proficua convivenza. Boss che si mostrano con il volto dell’imprenditore di successo, clan che sfoggiano la benevolenza di padri di famiglia, sostenendo le famiglie degli affiliati, famiglie che si insanguinano dei delitti più atroci vantando una forte fede cristiana. Contraddizioni forti eppure reali. La condanna e la macchia di nascere nel cuore di questo impero del male e doverlo combattere o soccombervi, oppure la colpa o la vergogna di ignorarlo o sottovalutarlo.
Una consapevolezza amara e tardiva di aver varcato un limite impensabile per le coscienze ci coglie nel leggere la lettera scritta ad un prete da un ragazzino rinchiuso in un carcere minorile:
“Tutti quelli che conosco o sono morti o sono in galera. Io voglio diventare un boss. Voglio avere supermercati, negozi, fabbriche, voglio avere donne. Voglio tre macchine, voglio che quando entro in un negozio mi devono rispettare, voglio avere magazzini in tutto il mondo. E poi voglio morire. Ma come muore uno vero, uno che comanda veramente. Voglio morire ammazzato.”
Una cultura del successo che malvagiamente attrae, invece che indignare, che affascina i giovani, che sfrutta, che alla fine fa sempre la stessa cosa: uccide. Dignità, speranza, innocenza, onestà.
Sviscerare più a fondo i temi trattati nel libro toglierebbe il valore di testimonianza insito in esso: l’invito, quindi, è di leggere con partecipazione, scegliere di sapere. Le motivazioni che spingono a questa urgenza, sono espresse dall’autore stesso con una lucidità sconcertante:
“Mi tormentavo, cercando di capire se fosse possibile tentare di capire, scoprire, sapere senza essere divorati, triturati.. O se la scelta era tra conoscere ed essere compromessi o ignorare-e riuscire quindi a vivere serenamente. (…)
E così conoscere non è più la traccia di un impegno morale. Sapere, capire diviene una necessità. L’unica possibile per considerarsi ancora uomini degni di respirare.”
(pag. 330-331)
A testamento ed ispirazione di questo lavoro profondamente intellettuale, oltre che di valore storico contemporaneo, il famoso “Io so” di Pasolini, citato da Saviano tra le sue pagine:
Io so
“Io so. Ma non ho le prove. Non ho nemmeno indizi.
Io so perché sono un intellettuale, uno scrittore, che cerca di seguire tutto ciò che succede, di conoscere tutto ciò che se ne scrive, di immaginare tutto ciò che non si sa o che si tace; che coordina fatti anche lontani, che mette insieme i pezzi disorganizzati e frammentari di un intero coerente quadro politico, che ristabilisce la logica là dove sembrano regnare l'arbitrarietà, la follia e il mistero.…
Ora il problema è questo: i giornalisti e i politici, pur avendo forse delle prove e certamente degli indizi, non fanno i nomi.
A chi dunque compete fare questi nomi? Evidentemente a chi non solo ha il necessario coraggio, ma, insieme, non è compromesso nella pratica col potere, e, inoltre, non ha, per definizione, niente da perdere: cioè un intellettuale.…
All'intellettuale - profondamente e visceralmente disprezzato da tutta la borghesia italiana - si deferisce un mandato falsamente alto e nobile, in realtà servile: quello di dibattere i problemi morali e ideologici.
Se egli vien messo a questo mandato viene considerato traditore del suo ruolo…”
Pier Paolo Pasolini Corriere della Sera, 14 novembre 1974
15:35 Scritto da: ondina_delmare in libri e fumetti | Link permanente | Commenti (4) | Segnala | Tag: gomorra, saviano | OKNOtizie |
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15 maggio 2008
A volte ritornano....
Cari amici bloggers, ecco il motivo della mia assenza.......vi presento Sibilla, neanche a dirlo, il mio capolavoro!
Al momento sono un tantino impegnata, ma abbiate fiducia, tornerò presto a scrivere di libri (certi amori non muoiono mai).
Vi penso sempre e un uccellino mi tiene informata. Un abbraccio a tutti!
08:15 Scritto da: ondina_delmare in blog life | Link permanente | Commenti (5) | Segnala | Tag: sibilla | OKNOtizie |
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