14 gennaio 2007
I Barbari
Se da un po' di tempo avete la sensazione che un nemico alieno si aggiri strisciante e furtivo tra voi, che impalpabile e vischioso si confonda in un orizzonte rassicurante e familiare; se avete l'impressione che occhi estranei vi osservino e che le persone intorno a voi, improvvisamente, comunichino tra loro in una lingua sconosciuta, è perchè I Barbari sono tornati, e questo è soltanto l'inizio!
Un'onda di tsunami che inesorabile e costante colpisce i confini del nostro tempo in una lenta e strategica avanzata, sommergendo e mutando la geografia del nostro territorio. Come già al tempo dei Romani, essi si infiltrano, efficaci e fugaci, colpendo le retrovie e ritirandosi nella boscaglia carichi di bottino. Nessuno li conosce e sa che aspetto abbiano, cosicché la loro fama di invincibili giganti li precede, seminando il panico, fino al cuore dell'impero.
Chi sono e cosa vogliono? Da dove vengono, come agiscono, ma soprattutto, come combatterli?
Alessandro Baricco torna al genere che più gli è congeniale, il saggio, per comporre l'identikit del moderno Lanzichenecco, responsabile dei ripetuti saccheggi alle propaggini esterne del nostro dominio culturale e di pericolose incursioni ai capisaldi del nostro dna sociale.
Con un meccanismo piuttosto banale e scontato si tende a identificare i nuovi barbari tout court con le nuove generazioni e lì a circoscriverli come un'anomalia, una generazione di pazzia che a volte capita in una discendenza nobile. Li vediamo nati dal ventre del consumismo, cresciuti nell'era dell'immagine e del disimpegno, nutriti dalla balia della facilità e della futilità. Li osserviamo dare per scontate la scienza e la libertà, non sapere nulla degli incredibili anni '70, ignorare l'esistenza dei favolosi anni '60, dei mitici anni '50, la drammaticità e la sofferenza della guerra e via via all'indietro fino all'inizio del mondo: non riconoscono eredità alcuna in questa stratificazione storica, non si sentono il prodotto di una concatenazione generazionale, non hanno alcun interesse a criticare ideali o valori. Ragionano in termini di velocità di movimento anziché di analisi riflessiva, superficie al posto di profondità, sequenze di frammenti di esperienze al posto di un unico lungo percorso, emozioni invece di sentimenti.
Increduli e boriosi contestiamo con forza quest'etica che consideriamo distorta, furba e senz'anima, forse perché siamo invidiosi che i nuovi arrivati ottengano con meno sforzo risultati migliori dei nostri e perché il vecchio mondo ci ha nutriti con l'idea che solo la fatica e la sofferenza ci possano premiare.
Questi barbari non sono portatori sani di una cultura regredita, ma appartengono, invece, a un mondo geneticamente mutato, un mondo dove, sostiene Baricco, non si respira più con i polmoni, ma con le branchie. Gli uomini mutano struttura, modo di vedere, di respirare, di pensare. E noi, abitanti del Vecchio e Morente, non ci siamo guardati bene allo specchio: facciamolo e noteremo un accenno di branchie. La mutazione è anche dentro di noi. E' un'onda che ci trascina, che ci accompagna, che ci porta altrove. Questo Altrove non coincide con l'Ade e dietro il cambiamento non vi si nasconde Satana. Più semplicemente stiamo navigando verso un mondo nuovo, germogliamo da un bulbo che ha esaurito la sua funzione, ci evolviamo. E se in questo processo perdiamo qualcosa, non è certo l'anima. E' già accaduto innumerevoli volte nella storia: la maggior parte di ciò che si è costruito, progettato, realizzato, è andato perduto. Eppure noi ci consideriamo i legittimi e fortunati eredi del paradiso terrestre, l'adattamento vincente al cambiamento. Ebbene....la corrente del cambiamento ci trascina ora con sé e, volenti o nolenti, ne cavalchiamo l'onda.
Baricco mette magistralmente in evidenza il nostro stato migratorio: mentre con polmoni nostalgici respiriamo il disorientamento nel maremoto della mutazione, contemporaneamente con le neonate, formidabili branchie, assaporiamo l'ossigeno di una nuova energia creativa.
Un viaggio emozionato e stupito sul perimetro delle nostre isole, un tuffo nel mare delle prospettive di domani, accompagnati da un Leonardo prestato alla letteratura che ci mostra uno specchio sorprendente in cui guardare al di là del nostro naso, da un capitano Ulisse che ci spinge al di là del mito delle colonne d'Ercole del nostro piccolo mondo conosciuto.
21:07 Scritto da: ondina_delmare in Sapere e Libri | Link permanente | Commenti (19) | Segnala | OKNOtizie |
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07 gennaio 2007
Il matrimonio di Liz Jones

Donna moderna e giovanile, con una carriera ben avviata corredata di stress, stipendio medio-alto, manie e idiosincrasie nella norma, affetta da shopping compulsivo, cerca marito optional, massimo trentenne, piacente e dotato, preferibilmente di spirito raffinato e amante dei gatti.
Offresi talamo a due piani con giardino privato, stereo e tv via cavo incorporati, mantenimento di qualità e possibilità di benefits da valutare in base al profilo e al potenziale: macchina, abbonamento in palestra, cene nei migliori ristoranti, week end di relax in giro per il mondo.
Liz Jones fa dell'autoironia, londinese e frizzante, il registro di scrittura di un diario-cronaca della propria vita sentimentale, incentrata sulla vera storia d'amore tra sé e il suo giovane marito, carino, mantenuto e nullafacente.
Dopo aver speso anni in preparativi per inviti mai ricevuti, risposte a domande mai formulate, interessi non suscitati, e aver investito lustri e denari in uomini che non si accorgevano nemmeno della sua presenza, incontra un ragazzo (molto) più giovane, che la corteggia. Abbandonata ogni residua prudenza, investe tutte le proprie risorse, materiali e non, nel costruire un lussuoso castello in aria. Il maritino, servito e coccolato, finisce col dimenticarsi di ringraziare e cresce insolente ed egoista, soffocato di attenzioni. La mogliettina, esausta, si ritrova con il solo desiderio superstite che tutto questo, semplicemente, finisca, e che il bel consorte faccia le valige e torni da mammà.
Liz Jones assomiglia alle donne che già si sono riconosciute in Bridget Jones: insicure e nevrotiche, alla ricerca spasmodica di ritorni affettivi, icone in fuga dal carcere dei single. Intelligente, brillante, alla moda, attenta al proprio aspetto e di buon carattere, finisce per chiedersi come sia possibile non meritarsi qualcuno alla propria altezza, come sia possibile essere scartata da uomini meno belli, meno in gamba, meno interessanti.
(Forse la causa sta nel pervicace e cieco perseguimento di ogni causa persa. Se avesse dato il benservito al pupo nel giro di un paio di capricci, invece che allevare un adolescente svogliato e strafottente, forse ci sarebbe stato spazio per una relazione perlomeno adulto/adulto. Se non si fosse intestardita a corteggiare uomini palesemente non adatti a lei (e a nessun altra...), forse ci sarebbe stato il tempo per incontri più ricchi di premesse.)
La parabola sentimentale di Liz Jones, da single a (forse) divorziata, passa per una penosa convivenza, senza il beneficio di qualche verità appresa: il suo diario autoironico diventa ben presto una cronaca dall'inferno dell'umanamente insostenibile, lucida e al contempo farneticante testimonianza di una sindrome da dipendenza.
Il lettore soffre giusto il tempo di comprendere quanto sia dannoso per lei ed estenuante per sé continuare questo calvario: a differenza della protagonista, a cui manca il coraggio di apporre da qualche parte la parola fine, egli rinuncerà sicuramente prima...
15:11 Scritto da: ondina_delmare in Sapere e Libri | Link permanente | Commenti (6) | Segnala | OKNOtizie |
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